Appuntamenti Galleria Estense

La dea bendata ci vede benissimo

16SETTEMBRE
08GENNAIO
La dea bendata ci vede benissimo

LA DEA BENDATA CI VEDE BENISSIMO

MALAGIUSTIZIA DI ANTICO REGIME SOTTO LA LENTE DEL SINDACATO

Questa piccola mostra origina da un singolare manufatto marmoreo conservato nei depositi della Galleria Estense. Come recita la sua iscrizione, esso invitava i cittadini a denunciare al sovrano, segretamente, episodi di quella che oggi definiremmo malagiustizia. Siamo nella seconda metà del Seicento, quando il ducato estense era guidato dalla reggente Laura Martinozzi (1662-1674) e a seguire da suo figlio, il duca Francesco II d’Este (1674-1694). All’epoca la corruzione dei funzionari era un problema endemico: in particolare nel caso dei giudici, inquadrati in un sistema non centralizzato, molto diverso da quello odierno, in cui ad esempio era previsto che guadagnassero una percentuale su ogni causa, invece di avere uno stipendio.

La tendenza ad accentrare i poteri nella figura del sovrano, fenomeno tipico dell’epoca, interessò il campo della giustizia attraverso molteplici strumenti di controllo. È plausibile che anche a Modena si sia ragionato sull’introduzione di un protocollo come quello delle denunce segrete al duca. La “bocca” in marmo dichiara immediatamente questa funzione, ispirata alla Giustizia come dea bendata con bilancia e spada – classici riferimenti a ideali di imparzialità, equità, inflessibilità. Del resto, come per ogni valore socialmente riconosciuto, anche l’attività dei magistrati si accompagnava a un corredo figurativo, in un gioco di rimandi capaci di esprimere un messaggio potente. È ad esempio quel che vediamo nel grande dipinto di Palma il Giovane, realizzato per la Quarantia Criminale di Venezia, sorta di pala di un altare laico per ispirare il lavoro dei giudici. O come nelle bellissime antiporte dei trattati di diritto comune qui esposti. Tutti modelli ideali destinati a scontrarsi con i limiti degli uomini chiamati ad applicarli. E anche per questo, sin dal medioevo presero forma una magistratura (i “sindacatori”) e una procedura (il “sindacato”), per valutare, ed eventualmente sanzionare, l’attività svolta dai giudici. Durante l’età moderna, questa forma di controllo venne assunta da funzionari direttamente rispondenti al sovrano.

Il marmo estense si colloca in questo contesto, ponendo però degli interrogativi. Nessuna fonte documentaria attesta infatti a Modena l’uso di tali denunce anonime contro i magistrati. Rimasero dunque una mera intenzione, di cui resta a memoria questo marmo? E infine, la singolarissima figura di una Giustizia con la benda sollevata, come a voler significare che ella è cieca (imparziale) nel giudicare i sudditi, ma che ci vede benissimo quando si tratta di valutare la probità dei giudici. Un dettaglio forse volutamente ambiguo, che sfugge ad una lettura certa.

 

Orari di apertura:

  • da martedì a sabato 8.30-19.30
  • domenica e festivi 10.00-18.00
  • chiuso i lunedì non festivi