Cosmè Tura sottopelle

Le poche prove grafiche su carta rimasteci di Cosmè Tura ce lo segnalano come uno dei più potenti e originali disegnatori della sua epoca. Questo giudizio risulta confermato dai magnifici disegni sottostanti rivelati dalle recenti indagini riflettografiche al di sotto dei suoi dipinti.

Non fa eccezione il Sant’Antonio da Padova della Galleria Estense, che presenta un disegno preparatorio estremamente minuzioso, eseguito a pennello con un pigmento scuro liquido. Si tratta di un procedimento consueto nei dipinti del caposcuola ferrarese, che usava disegnare minuziosamente le sue figure sulla superficie della tavola, resa simile a un foglio da una levigata preparazione di gesso, biacca e colla.

Su questa base chiara e luminosa Tura costruisce potentemente il modellato della figura intagliandone le forme con un fitto tratteggio costituito da tratti corti e paralleli che individuano le zone d’ombra e definiscono l’anatomia della gamba e del ginocchio sotto la stoffa del saio. Allo stesso modo il tratteggio sottostante scava la struttura del volto estatico e macerato del santo, che la stesura del colore ricopre come una pelle senza nascondere del tutto.

Assieme a Piero della Francesca, Antonello da Messina e Giovanni Bellini Tura fu infatti fra i primissimi pittori italiani a comprendere e utilizzare al meglio la tecnica della pittura a olio praticata da maestri fiamminghi come Jan van Eyck e Rogier van der Weyden, che costruivano l’immagine sovrapponendo stesure di colore traslucide non del tutto coprenti. Il disegno sottostante non serviva così esclusivamente da traccia progettuale per l’esecuzione del dipinto ma, trasparendo al di sotto della pellicola pittorica, contribuiva a determinare l’aspetto del dipinto finito. Per questa ragione Tura tende a trasporre sulla tavola un disegno altrettanto finito di quelli eseguiti su carta, e come essi estremamente analitico e ricco di notazioni chiaroscurali.

Nel caso del Sant’Antonio dell’Estense le riflettografie mostrano inoltre uno dei rari pentimenti ravvisabili nei disegni preparatori di Tura, che ha corretto la disposizione delle dita della mano che regge il libro e l’inclinazione dello stelo del giglio.

Marcello Toffanello

 

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